In questo fine anno, le serate sono più propizie per andare al cinema e le uscite cinematografiche sono a tema festivo. Due grandi epopee sono del resto protagoniste nelle sale oscure: la prima chiude la leggendaria saga della Terra di Mezzo, la seconda segue Mosè nella sua lotta strenua per la liberazione del popolo ebreo.
Per te, caro lettore, abbiamo quindi assistito a proiezioni molto diverse tra loro, ma sempre con l’obiettivo di scovare i migliori titoli da vedere al cinema in questo momento. Alcuni film sono usciti da un po’, ma se hai la fortuna di trovare ancora una proiezione vicino a casa tua, ti consigliamo vivamente di approfittarne.
Buona lettura e, soprattutto, buona visione.
Interstellar
Il parere di Eugénie : Da vedere! Ancora una bellissima performance di Matthew McConaughey, divertente e toccante. Interstellar mantiene la sua promessa estetica, una bella visione dello spazio, non serve il 3D, Christopher Nolan domina le immagini e gli spazi multidimensionali.
Con l’ambientazione nello spazio, si potrebbe immaginare che il film scivoli nel fantastico, o addirittura nell’immaginario. Forse un po’ sì, ma un immaginario misurato, dosato con parsimonia.
Oltre alla tematica spaziale e alle problematiche gravitazionali, proprio come Wes Ball con la regia di Maze Runner – Il labirinto, Nolan tocca le domande sul futuro della Terra e della specie umana. Sullo sfondo di una crisi planetaria, ma realistica, non si esce indifferenti, e meno male!
al cinema dal 5 novembre 2014
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Chi è senza peccato – The Drop
È la storia di un barista, trentenne, lupo solitario, e spettatore impotente di uno scenario ricorrente: il riciclaggio di denaro della mafia. È stato infatti istituito un sistema: i “drop bars”. Ogni sera un bar viene designato come il “bar di deposito” della serata in cui verrà versato il denaro raccolto.
Il parere di Eugénie: La sceneggiatura è ben congegnata, la tensione è palpabile per tutto il film, ma sono rimasta un po’ insoddisfatta. Un finale brutale, tra risate e dramma, non si sa bene cosa scegliere. Sono rimasta un po’ delusa dal contenuto, poiché la promessa della trama non è stata mantenuta secondo me.
La recitazione degli attori è tuttavia ben guidata e il personaggio interpretato da Tom Hardy è toccante. La sua solitudine e la sua devozione verso i suoi simili è palpabile.
al cinema dal 12 novembre
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Lo sciacallo – Nightcrawler
Lou Bloom, un uomo folle e ai margini della società, vive di piccoli lavoretti e furti. Pronto a tutto pur di entrare nel sistema, si ritrova un po’ per caso nel mondo dei “nightcrawler”: cameramen indipendenti, venditori di immagini scioccanti e brutali per i canali televisivi.
Una sera, passa sul luogo di un incidente stradale. Le telecamere dei freelance sono lì per recuperare il maggior numero di immagini d’impatto. La corsa ai video scioccanti è lanciata, chi porterà l’esclusiva più forte su un fatto di cronaca vincerà il jackpot.
Lou si adatta molto velocemente e integra con una facilità sconcertante gli ingranaggi del mestiere e i mezzi da mettere in campo per distinguersi dagli altri freelance e rendersi indispensabile alle TV locali.
Corruzione, manipolazione dei più deboli, manodopera a buon mercato: siamo di fronte a un personaggio assetato di vendetta nei confronti di un sistema interessato, che pensa solo al profitto.
Il parere di Eugénie: Sulla scia estetica di Drive, Lo sciacallo si differenzia per la sua azione, una scelta deliberata di denunciare i misfatti di una società che modella o costringe gli individui a piegarsi alle sue regole per farsi strada. Oltre alla critica di un sistema, i media americani sono presentati sotto la loro luce peggiore da Dan Gilroy.
Qui, i valori giornalistici sono messi da parte, trascurati dai protagonisti. Il profitto e l’auditel sono le leggi che regolano la condotta di personaggi come Lou e Nina, caporedattrice della rubrica Attualità. Individui che quindi non hanno più alcun limite per mantenere il proprio status sociale e professionale.
Si esce un po’ sconvolti da questo thriller che spinge alla riflessione, anche per le persone avvertite e consapevoli del lato oscuro del sistema economico e sociale.
al cinema dal 26 novembre 2014
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Una volta nella vita
Classe seconda – liceo Léon Blum di Créteil: alunni insolenti, a rischio dispersione scolastica, un professore di storia appassionato, pronto a tutto per riconquistare l’attenzione e la motivazione dei suoi studenti. La signora Gueguen, insegnante di storia e geografia, fa la scommessa folle di iscrivere la sua classe, tra le più difficili, al concorso nazionale sulla resistenza e la deportazione.
Il parere di Eugénie: Tratto da una storia vera, questo adattamento ripercorre un grande tema della guerra mondiale, sensibile e complesso. Le domande degli adolescenti si affollano, e il regista tocca con mano le confusioni dei ragazzi provenienti da culture e origini diverse.
Questa opera è sostenuta dalla straordinaria interpretazione di Ariane Ascaride, che interpreta un’insegnante appassionata che si confronta con i limiti imposti dal sistema scolastico e li supera. Un adattamento da vedere, commovente e portatore di speranza per la gioventù, anche se a volte la realtà dell’adolescenza mi è sembrata un po’ edulcorata.
Il giovane attore e sceneggiatore Ahmed Dramé
ha co-sceneggiato questo film, avendo vissuto in prima persona questa storia e questa vittoria, facendo parte della classe della seconda interessata. Discreto sullo schermo, ripercorre con sobrietà questo ricordo che ha segnato il suo anno di seconda al liceo Léon Blum.
Questo film vi ricorderà forse un insegnante che vi ha lasciato il segno durante il vostro percorso scolastico. Il momento dell’incontro tra gli studenti e Léon Zyguel è particolarmente toccante e ci ricorda l’importanza del dovere di memoria.
al cinema dal 3 dicembre 2014
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Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate, un viaggio giunge al termine…
È arrivato il momento di dire addio alle creature della Terra di Mezzo, entrate ormai nella leggenda della settima arte grazie al più grande fan di J.R.R Tolkien, Peter Jackson.
Armandosi di pazienza e di una forza di convinzione esemplare, il regista neozelandese ha conquistato anche i puristi più esigenti presentando al mondo la sua visione de «Il Signore degli Anelli». Un successo enorme, che gli varrà la considerazione come una delle saghe più importanti della storia del cinema insieme a «Star Wars» e ad altri titoli come «Indiana Jones» o il piccolo mago chiamato «Harry Potter». Un tour de force magistrale che ha portato all’adattamento di un altro monumento della letteratura tolkieniana: «Lo Hobbit».
Il parere di Julie : Dopo «Un viaggio inaspettato» in stile «La Compagnia dell’Anello» e una «La desolazione di Smaug» piuttosto disomogenea, mette fine alle avventure di Bilbo Baggins e della sua allegra compagnia di Nani, nella loro riconquista del Regno perduto di Erebor.
Smaug, il Drago, ha lasciato dietro di sé l’inestimabile tesoro sotto la Montagna Solitaria per attaccare il villaggio di Pontelagolago. I nani si riappropriano del luogo, guidati da un Thorin ormai impazzito di fronte a tanta ricchezza e ossessionato dalla ricerca dell’Arkenstone, gemma dal valore inestimabile che gli varrebbe il titolo di re dei re. Purtroppo, non è l’unico a bramare questo tesoro (altrimenti sarebbe troppo facile, no?) Cinque popoli giunti da ogni angolo della Terra di Mezzo si preparano quindi alla battaglia.
Difficile per Peter Jackson chiudere oltre dieci anni di successi. Una responsabilità notevole perché, proprio come i suoi eroi nani, bisogna ammettere che «Lo Hobbit» soffre di un problema di dimensioni. Minore di fronte all’imponente mastodonte de «Il Signore degli Anelli», il cui soffio epico persiste nei ricordi a 13 anni dall’uscita del primo capitolo.
Non bisogna dimenticare che «Lo Hobbit» era un racconto per ragazzi, preludio al grande capolavoro dell’autore inglese. Realizzare tre episodi delle avventure del piccolo Hobbit è stata una scommessa rischiosa, e questo terzo capitolo conferma l’inutilità di farne una trilogia.
Il film accumula scene profondamente insipide che danneggiano la storia. Gli elfi Legolas e Tauriel sono i protagonisti principali di queste sequenze riempitive, nate direttamente dall’immaginazione di Peter Jackson e non dalla penna di Tolkien.
Nonostante la bellezza delle scene di battaglia, gli ingegnosi richiami alla trilogia precedente e l’interpretazione perfetta degli attori (con in testa Martin Freeman, che incarna un Bilbo Baggins impeccabile), si percepisce che questa conclusione si perde goffamente. La regia maldestra tradisce l’incapacità di Jackson di gestire i suoi deliri di sceneggiatura e la consapevolezza di aver voluto strafare.
«La battaglia delle cinque armate» conquisterà comunque gli appassionati di heroic fantasy e gli amanti delle saghe natalizie, ma farà storcere il naso ai fan accaniti della prima trilogia, che non potranno fare a meno di notare i difetti di questo «Il ritorno del re» leggermente confusionario. Un filo conduttore piacevole nonostante tutto, ma che fa venire più che mai voglia di voltare pagina al capitolo successivo.
Sommario
Di Peter Jackson, con Martin Freeman, Ian McKellen, Evangeline Lilly, Richard Armitage, Luke Evans, Orlando Bloom
Durata: 2h24
al cinema dal 9 dicembre 2014
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La nuit de la glisse
Con Addicted to life, Thierry Donard firma il suo settimo documentario sugli sport estremi per La Nuit de la glisse, dedicato a rider pronti a tutto pur di vivere la loro passione, il loro amore per l’estremo e per la tavola. È un inno alla vita, un invito ad avere coraggio.
Una boccata di vitalità e speranza! Si esce da questa proiezione pieni di energia, con la voglia di superare i propri limiti, di viaggiare e di iniziare la propria «seconda vita».
Che siate appassionati di sport estremi o meno, dovete assolutamente vedere questo film!
Grazie a Thierry Donard, al suo team e ai rider per offrirci momenti speciali come questo. Da condividere con le persone che amate!
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Le Jour le Plus Court
La quarta edizione de Le Jour le plus Court, la festa del cortometraggio, promossa dal Centre National du Cinéma et de l’Image Animée, torna quest’anno per 3 giorni, il 19, 20 e 21 dicembre. Del resto, parlo sul blog di questo simpaticissimo evento fin dalla primissima edizione e ne sono molto fiera.
Questa iniziativa ha l’obiettivo di promuovere la diversità (pratiche professionali e amatoriali) e la creatività (tutti i generi e tutte le durate) del cortometraggio presso il grande pubblico.
È una festa aggregante e partecipativa che desidera favorire l’accesso alla cultura e stimolare vocazioni in modo ludico e gioioso, proponendo proiezioni collettive
e molto spesso gratuite! Numerose proiezioni vengono organizzate in tantissime città della Francia e in una quarantina di altri paesi.
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Exodus – Dei e re, Ridley Scott in Terra Santa…
Cosa c’è di più logico che vedere l’uscita di un film ispirato a un episodio della Bibbia alla vigilia di Natale? E non uno qualsiasi, l’esodo dall’Egitto, dove Mosè conduce il suo popolo verso la Terra Promessa. Un capitolo dell’Antico Testamento molte volte finito sulla pellicola (I Dieci Comandamenti, Il principe d’Egitto) o persino parodiato dal folle Mel Brooks, ne «La pazza storia del mondo». Non sorprende quindi che il maestro dell’epopea storica, Ridley Scott, si cimenti nell’impresa.
Questa volta Mosè (alias Christian Bale) interpreta un ateo convertito, ma dubita religiosamente degli atti di Dio e della legittimità della missione affidatagli. Una visione molto moderna che potrebbe scandalizzare, ma che ha il fegato di stravolgere le convenzioni per rendere il profeta un essere risolutamente umano, diffidente nei confronti dell’influenza di Dio sulle sue convinzioni.
Il parere di Julie: Qui Mosè resta in disparte, si schiera dalla parte degli schiavi, aspettando saggiamente in un angolo che Dio riversi la sua potente ira sul popolo d’Egitto. Ridley Scott tenta di umanizzare Dio, attraverso i lineamenti di un bambino, abbandonando l’idea della voce celeste e profonda che esce dai rami di un roveto ardente. Un paradosso interessante, l’innocenza che infligge 10 piaghe mortali al popolo del faraone.
Si pensa alla figura giovanile di Satana utilizzata in «La passione di Cristo» di Mel Gibson. Il regista cerca più che mai di demistificare la leggenda e di offrirle un volto umano. Dio che si intrufola delicatamente dalla parte dei mortali.
Giocando la carta dello spettacolare, Ridley Scott fatica a dare profondità ai suoi personaggi. Lì dove l’emozione traboccava da ogni parte nel suo cult «Il gladiatore», «Exodus» si chiude nella facilità e lascia che i protagonisti subiscano gli eventi invece di dominarli.
La relazione tra Mosè e Ramses è ridotta all’aneddottico, servendo solo da punto di partenza per l’asso nella manica del film: la vendetta di Dio sull’arroganza di Ramses. Perfettamente padroneggiate dall’inizio alla fine, le 10 piaghe d’Egitto ci esplodono letteralmente davanti agli occhi, grazie a un 3D, per una volta giustificato, la cui profondità trova il suo apice nella celebre scena del Mar Rosso.
Il regista impone ancora una volta il suo punto di vista cartesiano, con il passaggio verso la Terra Promessa che arriva al momento opportuno e in modo inaspettato. Un inseguimento nel cuore dei flutti, potente e che da solo giustifica il venire nelle sale oscure. Favola biblica moderna, «Exodus» non appassiona ma cattura per la sua audacia e per i suoi riferimenti pertinenti all’attualità.
Di Ridley Scott, con Christian Bale, Joel Edgerton, John Turturro, Ben Kingsley, Aaron Paul
Durata: 2h31
Uscita nazionale il 24 dicembre 2014
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Loin des hommes
Lunedì sera ho visto in anteprima questo film diretto da David Oelhoffen, presente sul palco insieme agli attori Viggo Mortensen e Reda Kateb. È stato davvero un bellissimo incontro e un ottimo momento.
La storia:
Siamo all’inizio degli anni ’50 nel cuore dell’Atlante algerino, dove ci sono due uomini: Daru, un insegnante solitario che deve scortare Mohamed, un contadino accusato dell’omicidio di suo cugino. Inseguiti dagli abitanti del villaggio che reclamano la legge del sangue e dai coloni in cerca di vendetta, i due uomini si ribellano. Insieme lotteranno per ritrovare la loro libertà.
Il parere di Cathy:
Questo film, liberamente ispirato al racconto L’ospite di Albert Camus, è meravigliosamente girato e ben interpretato dai due attori principali. Notiamo anche che gli scenari naturali sono sublimi. Come vi dicevo nell’introduzione, il regista e i due attori sono saliti sul palco dopo la proiezione per una Masterclass di qualità. Questo ci ha permesso di saperne di più sulle riprese.
Per ragioni logistiche, il film è stato girato in Marocco, dove le infrastrutture sono molto più facili da accedere e i paesaggi identici. Il regista ha sottolineato gli sguardi degli attori che sostituivano i dialoghi. È il talento di ognuno di loro che ha reso possibili i lunghissimi piani sui volti.
La scelta di Viggo Mortensen, che è cresciuto in Argentina, vive in Spagna pur essendo americano e danese, è venuta naturalmente al regista che voleva prendere un attore straniero per interpretare Daru. L’attore è stato ancora più coinvolto nel progetto diventandone coproduttore.
Per concludere, è un film che parla di fraternità e che segnerà l’inizio dell’anno 2015. Notiamo anche che ha già ricevuto numerosi riconoscimenti durante la sua presentazione in prestigiosi festival del cinema.
Uscita nazionale il 14 gennaio 2015
articolo scritto da Eugénie Faivre, Cathy, Julie Brando e Melle Bon Plan
















