È difficile tornare qui a scrivere dopo gli eventi di quel 13 novembre 2015. Difficile e doloroso, a dirvela tutta.
Eppure, è tramite questo blog che ho sempre condiviso con voi i miei colpi di fulmine e le mie scoperte, con l’unico scopo, alla fine, di invogliarvi a uscire di casa, a scoprire la ricca e vasta offerta culturale, gastronomica ed espositiva della nostra bellissima capitale.
E oggi, anche io faccio fatica a uscire di casa. Domenica scorsa, mi sono dovuta fare forza per mettere il naso fuori e recarmi nell’11° arrondissement, non lontano dai tragici eventi di venerdì, per scoprire il ristorante Astier. Era ovviamente previsto prima di quella triste serata, ma mi è servito uno sforzo notevole e la motivazione dello stomaco del mio fotografo preferito per convincermi a prendere i mezzi quel giorno.
Alla fine, è stata la decisione migliore da prendere. Mi ha fatto un bene enorme. E allo stesso tempo, mi sono detta che se non fossi più uscita di casa, come avrei potuto convincere voi a farlo? Come avrei potuto farvi venire voglia di farlo?
È un minuscolo atto di resistenza proporzionato alle mie scarse capacità, ma è il mio modesto contributo alla guarigione collettiva delle ferite di questa città che è ora, e più che mai, la mia.
Questa lunga introduzione per spiegarvi in che stato d’animo ho scoperto questo bistrot e la mia voglia, nonostante tutto, di continuare a parlare con voi qui, perché amo Parigi, amo uscire, bere un bicchiere in terrazza, andare a teatro, al ristorante, in un museo, insomma, amo la mia vita da parigina.
Per tornare a Parigi, la maison Astier è veramente un’istituzione della capitale, dato che ha visto la luce alla fine degli anni ’50. Il ristorante è oggi gestito da Frédéric Hubig-Schall, che oltre a essere un amante della buona tavola, è anche estremamente esperto in fatto di vini (non esitate a chiedergli consiglio, conosce bene il suo mestiere).
L’accoglienza è calorosa, le tovaglie a quadri e le foto d’epoca appese alle pareti donano un tocco molto rétro all’indirizzo, che sembra fluttuare fuori dal tempo, in una Parigi leggendaria che forse esiste ancora solo grazie a luoghi come questo.
Da assaggiare:
- Come antipasto, il cavolo verza ripieno di coniglio selvatico e nocciole, fondo ristretto e olio di noci (10 €).
- Altro antipasto di stagione, la vellutata cremosa alle castagne, lardo affumicato e olio al tartufo (9 €), l’abbiamo adorata!
- Piatto di stagione ancora, con la succulenta (e molto generosa) torta al papero e foie gras, accompagnata dalla sua salsa al tartufo.
- Il civet di cinghiale cotto a “bassa temperatura”, mirtilli rossi, lardo affumicato e una menzione speciale per i deliziosi gnocchi al levistico, che accompagnano magnificamente il piatto (26 €).
- Il dessert simbolo della casa, il soufflé al Grand Marnier, che è riservato agli habitué del locale o ai clienti fortunati. Infatti, non lo vedrete nel menu perché richiede una tale preparazione che viene annunciato in sala solo nei giorni in cui la brigata ha il tempo di poterne realizzare alcuni. È enorme, fatto in stampi su misura e soprattutto bisogna condividerlo con i propri vicini di tavolo per evitare di non riuscire a finirlo, il che sarebbe davvero un peccato!
Il tocco in più : una bellissima selezione di vini, in particolare biodinamici.
Prezzo: menu classici di Astier con antipasto + piatto + dessert a 35 € / antipasto + piatto + tagliere di formaggi (impressionante, lo consiglio agli intenditori) + dessert a 45 €.
Il buon consiglio: a pranzo dal lunedì al venerdì, il piatto “canaille” di Astier a partire da 15 €.
Restaurant Astier 44 Rue Jean-Pierre Timbaud, 75011 Paris aperto 7 giorni su 7
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