Tutti questi ponti di maggio e giugno ci hanno fatto venire una gran voglia di andare a fare una passeggiata fuori Parigi!
Così, per questa piccola gita culturale, vi proponiamo di scoprire innanzitutto il giardino e la casa di Claude Monet, a Giverny. Vi porteremo poi al castello di Champs-sur-Marne per vedere una bella mostra di costumi d’epoca (ma potrete anche passeggiare nei giardini…) e poi a Yerres, per scoprire la Propriété Caillebotte.
Di ritorno a Parigi, staccheremo un po’ la spina con le opere “cinesi”, così intense e originali, di Prune Nourry, al museo Guimet. Infine, concluderemo con una piccola pausa in un luogo poco conosciuto eppure molto zen: l’atelier dello scultore Brancusi.

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Sommario
Giverny, la casa e il giardino di Claude Monet
(di Valérie Collet)
Ci vado ogni anno e ogni volta è lo stesso piacere, un bagno di luce e colori, una sorta di rituale per celebrare l’arrivo della bella stagione.
Claude Monet arrivò a Giverny a 43 anni con la sua seconda moglie e i suoi 6 figli, una famiglia allargata molto moderna per l’epoca. Vi rimase una quarantina d’anni (fino alla morte) sviluppando i suoi giardini dai fiori multicolori, parallelamente ai suoi dipinti che ne sono il riflesso.
Qui, Monet dipinse le Ninfee, quelle famose grandi composizioni conservate ai musei Marmottan e dell’Orangerie; furono realizzate in riva al suo famoso specchio d’acqua dove crescono bambù, ninfee, canne e dove si riflettono i salici piangenti…




Anche la casa è piena di colori. È il regno di Alice e vi regna un’atmosfera calda. Ognuno ha la sua camera e i ragazzi dormono in soffitta.
Le pareti esterne sono rosa ma la sala da pranzo si accende di uno splendido giallo cadmio, mentre la cucina con le sue piastrelle di maiolica gioca con i toni del blu e del bianco. Un interno vivace, all’insegna del buon gusto, dove i bambini avevano tutto il loro spazio e dove ci si divertiva a fare festa e ricevere ospiti.


Un’occhiata all’atelier? Le tele del maestro (delle riproduzioni) sono una accanto all’altra. La camera di Monet, invece, è decorata con le opere dei suoi amici Renoir, Caillebotte o ancora Cézanne.
Un po’ ovunque, sulle pareti, si ammira la famosa collezione di stampe giapponesi di cui l’artista era appassionato.


Poi arriva la visita al giardino, multicolore con le sue migliaia di varietà di fiori. Un quadro perennemente mutevole, sapientemente composto dall’artista e oggi nelle mani di una decina di giardinieri.
Dopo i tulipani, le azalee e il glicine del ponte giapponese, tocca alle rose fiorire prima che le famose ninfee tanto amate da Monet sboccino. Poi arriverà l’autunno con i suoi accordi monocromatici. Giverny si visita in ogni stagione con lo stesso piacere…






I consigli utili:
- ingresso gratuito per i bambini sotto i 7 anni / bambini 7-12 anni e studenti: 5,50 €
- tariffe ridotte (adulti, giovani e bambini) per i biglietti cumulativi (e saltafila) con il museo Marmottan Monet, il museo de l’Orangerie e il museo degli Impressionismi di Giverny (fino al 2 luglio, quest’ultimo presenta una bella mostra “Tintamarre! Strumenti musicali nell’arte, 1860-1910”)
Fondazione Claude Monet-Giverny 84 rue Claude Monet, 27620 Giverny Aperta tutti i giorni dall'ultimo weekend di marzo al 1° novembre, dalle 9:30 alle 18:00 Tariffe: 9,50 €
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La storia in costume al castello di Champs-sur-Marne
(di Valérie Collet)
Questa mostra dedicata alla moda dalla Belle Epoque agli anni ruggenti (1890-1930) è l’occasione per una magnifica passeggiata, a mezz’ora da Parigi, tra antiche pietre, mobili e abiti d’epoca. Senza dimenticare il grazioso giardino alla francese attorno al castello; quando ci sono stata, i tulipani disegnavano un lungo nastro rosa di grande effetto.
In questa incantevole residenza di campagna del XVIII secolo, recentemente restaurata, una quarantina di costumi femminili e maschili sono stati disposti su manichini, in mezzo ai mobili. Sono stati prestati dalla storica e costumista Nathalie Harran che, appassionata del tema, ne possiede circa 800 (antichi o ricostruiti).

I costumi sono oggetti fragili… Per questo, per proteggerli dalla luce, tutte le persiane del castello sono state chiuse. La visita si svolge in penombra sotto la debole luce dei lampadari.
«Bisogna immaginare una sera d’inverno, poco prima di cena» suggerisce Nathalie Harran. Atmosfera, atmosfera… Davvero suggestivo per la stagione!




In quell’epoca – la fine del XIX secolo – l’abbigliamento segna soprattutto il rango sociale. Per la donna dell’alta borghesia, la cui vita è divisa tra tempo libero e vita mondana, risponde a codici molto rigidi che possono costringerla a cambiarsi fino a cinque volte al giorno.
Dal Grand Salon alla Sala da pranzo o al Salon Chinois, gli abiti da giorno, da pomeriggio o da sera si susseguono in una graziosa danza. Molto lunghi prima della Prima guerra mondiale, si accorciano man mano che la donna si libera, negli anni ’20, interpretando la garçonne o la sportiva. Presto non segneranno più la vita e, grande novità, sveleranno… la gamba!



Passiamo al bagno: è il regno indiscusso della biancheria intima e del corsetto. Indossato fin dall’infanzia, quest’ultimo assottiglia la vita e scolpisce il famoso profilo a S a cui le dame aspirano. Ma presto stanche di questo bellissimo «strumento di tortura» (sconsigliato dai medici), lo getteranno presto alle ortiche.
Nel 1920 nasce il reggiseno per sostenere o appiattire il seno. Seguirà la guaina per correggere questa volta… i fianchi e la pancia!



Nella sala fumatori, i signori discutono di affari o politica. Non si è meno rigorosi, perché la disinvoltura non è ammessa la sera. Non si esce mai senza frac e più tardi senza «smoking»!
Per queste silhouette tutte in nero, i sarti inglesi si sono fatti una bella reputazione soprattutto per la qualità del tessuto e quell’arte del dettaglio che da sola fa la moda maschile. Il cilindro e il bastone da passeggio sono stati lasciati ai domestici fin dall’ingresso nel castello. Sono presentati anche vestiti per bambini: il costume da marinaio sia per i maschietti che per le femminucce. Un’epoca sorprendente!

I consigli utili:
- Ingresso gratuito per i minori di 18 anni e per i giovani dai 18 ai 25 anni (cittadini dell’Unione Europea e residenti regolari non europei sul territorio dell’Unione Europea)
- Il piccolo libretto di visita gratuito, una sorta di mini catalogo sala per sala, con spiegazioni interessanti
- Il libretto Percorso-scoperta gratuito per i bambini
Mostra «L’Histoire en costumes» (fino al 30 settembre 2017) Château de Champs-sur-Marne 31 rue de Paris, 77420 Champs-sur-Marne Tariffa intera: 8 € / tariffa ridotta: 6, 50 €
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La Proprietà Caillebotte
(di Melle Bon Plan)
La proprietà Caillebotte è l’ex residenza estiva della famiglia Caillebotte e del pittore impressionista Gustave Caillebotte. Il luogo, che oggi appartiene alla città di Yerres, è aperto gratuitamente al pubblico e propone una passeggiata in un parco di 11 ettari che trasmette perfettamente l’atmosfera dei luoghi di villeggiatura fuori Parigi nel XIX secolo.




Non perdete, passeggiando nel parco, di fare un salto al chiosco asiatico, alla piccola cappella e alla ghiacciaia, che serviva all’epoca per conservare le provviste alimentari.




Tra l’altro, in fondo al giardino vi consiglio vivamente di spingere le porte dell’Orto, curato con amore dall’associazione “Potager Caillebotte” e aperto al pubblico in orari specifici (vedere alla fine del paragrafo).






Il Casin, la residenza principale dell’artista e della sua famiglia, riaprirà proprio nel corso di questo mese di giugno e potremo scoprirne il riassetto di questa casa del XIX secolo, così come l’ha conosciuta il pittore.

Altra attrazione del luogo, la mostra su Jacques Truphémus, un artista di Lione troppo poco conosciuto (che io stessa non conoscevo in quanto lionese, che vergogna!) e che la Ferme Ornée della proprietà Caillebotte mette in luce fino al 23 luglio 2017 (tariffe 5 € / 3 €).

Avevo già visitato questo bel posto nel 2014 se vi ricordate (se non è così non ve ne vorrò, eh, è passato un po’ di tempo ormai)…
Il piccolo extra: la possibilità di noleggiare barche e canoe per la bella stagione (dal 20 maggio alla sera di domenica 17 settembre 2017)



Proprietà Caillebotte Il Parco è a ingresso libero tutti i giorni L'Orto è aperto fino a ottobre da martedì a venerdì dalle 14:00 alle 18:00 / sabato dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:00 / domenica e festivi dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 18:30
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Holy, carta bianca a Prune Nourry al museo Guimet
(di Valérie Collet)
Prune Nourry
è una donna davvero tosta e un’artista straordinaria. La seguo già da un po’; la sua determinazione è d’acciaio e le sue azioni sono fuori dal comune. Colpita dai maltrattamenti inflitti alle donne, in particolare in Asia, nel 2010 ha avviato un progetto per denunciare la selezione sessuale in alcune regioni dell’India e della Cina, dove ci si sbarazza volentieri delle bambine alla nascita perché si preferiscono i maschi!
Ha così creato le Terra cotta daughters, un insieme di statue di bambine a grandezza naturale realizzate secondo metodi cinesi ancestrali, gli stessi utilizzati per fabbricare il famoso esercito sepolto dell’imperatore Qin Shi Huangdi, a Xi’an, nel 210 a.C. Per questo centinaio di figure in terracotta che esprimono inquietudine o tristezza, Prune Nourry ha lavorato per lunghi mesi in collaborazione con artigiani cinesi.


Nel 2015, ha sepolto questo «esercito» di bambine in un luogo sconosciuto della Cina, durante una grande performance chiamata «Earth ceremony». Poi, nel 2030, quest’opera monumentale verrà disseppellita. Nel frattempo, al museo si possono scoprire gli originali delle sculture e le loro riproduzioni in scala ridotta e in porcellana.
Per comprendere meglio il lavoro dell’artista, vengono presentati anche degli interessanti brevi filmati. Vale la pena prendersi il tempo di guardarli; vi si vedranno in particolare le performance di Prune nello spazio pubblico, in India o in Cina. Come quelle curiose sculture con testa di mucca e corpo di donna che porta in giro per le strade per sensibilizzare le persone e osservare le loro reazioni.


L’artista ha anche installato il corpo smembrato di un buddha gigante attraverso tutti i piani del museo. Il Buddha è un elemento comune a tutta l’Asia.
L’idea? Puntare il dito contro questo patrimonio minacciato e la nostra umanità in cerca di senso. Piedi, mani, spalle, testa… tutti questi elementi, di dimensioni spettacolari e sui quali sono stati piantati migliaia di piccoli pezzi di legno, fanno un grande effetto. Invitano a percorrere e a rivedere con occhio nuovo le collezioni permanenti, davvero splendide!





I consigli utili:
- La prima domenica del mese, accesso gratuito alle collezioni permanenti e alle esposizioni temporanee
- Biglietto cumulativo con una delle prossime esposizioni temporanee (“Porcelaine, chefs-d’oeuvre de la collection Ise” e “Paysages japonais de Hokusai à Hasui”, dal 21 giugno al 4 settembre 2017) / prezzo: 9,50 € o 7 € tariffa ridotta; biglietto valido per una seconda visita nei 14 giorni successivi alla data di acquisto
Mostra Carte Blanche a Prune Nourry fino al 18 settembre 2017 Musée national des arts asiatiques Guimet 6 place d’iena, 75116 Parigi Tariffa intera: 7,50 € / tariffa ridotta: 5,50 €
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L’Atelier Brancusi
(di Valérie Collet)
Sarai passata senza dubbio decine di volte davanti senza notarlo, ed è proprio questo il suo fascino! Discreto e intimo, questo atelier che, in origine, si trovava a Montparnasse, è un rifugio di calma e silenzio nel bel mezzo dell’agitazione urbana. Vi regna un’atmosfera così serena che molti visitatori si soffermano nel pomeriggio, in particolare per disegnare.



Lo scultore rumeno lo lasciò in eredità allo Stato un anno prima di morire, nel 1956, con le sue opere, i suoi bozzetti, i suoi mobili e i suoi strumenti. L’unica condizione che impose fu che venisse ricostituito nella sua interezza, cosa che fu fatta e mirabilmente rispettata grazie al talento dell’architetto Renzo Piano.
Così, quattro spazi si susseguono, mostrando a turno le sale dove lo scultore esponeva le sue opere, i depositi dove le accumulava e il suo angolo di vita (e di lavoro), un incredibile caos in cui gli utensili da cucina si mescolano agli attrezzi e alla forgia.


Per Brancusi, il suo atelier formava un tutt’uno con le sue sculture, la cui posizione era meticolosamente scelta. Si gira tutto intorno a questo luogo d’arte e, ovunque ci si trovi, i punti di vista si susseguono, uno più ricco dell’altro.
L’Oiselet, la Muse endormie, la Colonne du Baiser e molte altre opere dai nomi poetici convivono sottilmente; le loro forme e i loro materiali si rispondono, sembrano ammiccarsi a vicenda, conversare pacificamente… Un’immagine di armonia amplificata dalla luce che filtra dalle grandi vetrate del soffitto.


Si può terminare la visita con una piccola sosta nel minuscolo giardino, di fronte al Beaubourg. Un luogo raro e ben nascosto!

Atelier Brancusi
Ingresso sulla piazza del Centre Pompidou (lato rue Rambuteau)
Aperto tutti i giorni tranne il martedì e il 1º maggio, dalle 14:00 alle 18:00
Il consiglio: ingresso gratuito per tutti_
Crediti fotografici: Nicolas Diolez e Valérie Collet
