Quando il termometro scende vicino allo zero (o quasi…), perché non lasciarsi tentare da una mostra, a Parigi, in Ile-de-France o in regione?
Ecco la mia piccola selezione del momento su questo tema, la seconda di questa nuova rubrica del blog.
Émile Bernard al musée de l’Orangerie
Questa mostra è la prima a presentare la lunga carriera di questo artista misconosciuto (1868-1941). Artista dalle molteplici sfaccettature, non smetterà nel corso del suo percorso di reinventarsi, cimentandosi in diversi stili. Le sue prime opere sono ispirate alle stampe giapponesi, molto in voga all’epoca.
Verso il 1886, raggiunge Gauguin a Pont-Aven. Le opere di quest’epoca rivelano un’evidente parentela.
A partire dal 1893, Émile Bernard viaggia in Italia, Grecia, Turchia, prima di stabilirsi definitivamente al Cairo. Il cambiamento di stile è radicale.
Al suo ritorno in Francia nel 1904, fa visita a Cézanne, il suo grande modello, presso il quale resta un mese. L’ispirazione salta agli occhi.
La mostra presenta anche degli autoritratti, che lasciano intravedere diversi stati di questo artista che si è incessantemente reinventato.
La dritta: il museo è gratuito ogni prima domenica del mese, per i minori di 26 anni (residenti nell’UE), per i disoccupati e i beneficiari del reddito minimo.

Émile Bernard all’Orangerie
17 settembre 2014 – 5 gennaio 2015 / tutti i giorni tranne il martedì dalle 9:00 alle 18:00
Jardin des Tuileries
75001 Parigi / metro Concorde (linee 1, 8 e 12) / Tariffe: 9 € / 6,50 €
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Le Japon au fil des saisons al museo Cernuschi
Correte a vedere questa sublime mostra di 60 dipinti su carta e seta al museo Cernuschi! Attraverso le rappresentazioni di piante, animali e paesaggi che seguono il mutare delle stagioni, scopriamo la sensibilità particolare dei giapponesi verso la natura.
Le opere, del XVIII e XIX secolo, provengono da una collezione privata, quella di Robert e Betsy Feinberg, una coppia di amatori americani. Si tratta essenzialmente di kakemono, rotoli verticali tesi su seta.
La mostra presenta anche dei paraventi, spesso arricchiti da foglie d’oro. Con i suoi motivi decentrati, la composizione qui sotto è particolarmente originale.
Scopriamo opere naturalistiche, ma anche stilizzate, come le gru che ornano una coppia di paraventi. Nella cultura giapponese, le rappresentazioni naturali non sono semplici motivi decorativi, ma corrispondono a una simbologia particolare. La gru, ad esempio, simboleggia la longevità.
Questi dipinti lasciano ammirare la tecnica sbalorditiva degli artisti giapponesi, in particolare la sfumatura. Molti colori, specialmente dei rossi e rosa sorprendenti, ma anche bianco e nero, con opere a inchiostro incredibili.
La mostra non è molto grande, ma vale tanto quanto quella di Hokusai al Grand Palais. Sarebbe un peccato non andare a scoprire questi capolavori.
Da notare: un libro formato mini di Emma Giuliani intitolato «Quatre saisons au Japon» riprende sotto forma di piccola storia alcune opere della mostra. Un’idea regalo per i bambini… e i grandi! Prezzo: 18,50 €.
La dritta: le collezioni permanenti del museo sono gratuite sempre! La mostra, invece, è gratuita per i minori di 18 anni e per i beneficiari del reddito minimo.
Sommario
Le Japon au fil des saisons
Fino all’11 gennaio 2015
Musée Cernuschi
7 avenue Vélasquez – 75008 Parigi
Tariffe: 8 € / 6 €
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3 mostre da scoprire a Nantes
Mademoiselle Bon Plan è andata in giro per Nantes nel mese di novembre per scoprire tre mostre gratuite di questa bella città.
Présenter l’irreprésentable alla Hab Galerie
Si tratta di una mostra fuori dalle mura del museo di belle arti di Nantes. Jean-Jacques Lebel ha invitato Danielle Schirman e Alain Fleischer ad unirsi a lui attorno a una tematica a lui cara, quella dell’irrappresentabilità, declinata in una grande varietà di forme attorno a due temi principali: le violenze della guerra e il tabù della sessualità.
La mostra si apre sul Grand tableau antifasciste collectif, olio su tela del 1960 a cui ha partecipato Jean-Jacques Lebel, che denunciava le efferatezze dei soldati francesi in Algeria. Rappresentare l’irrappresentabile rimanda qui all’impegno dell’artista, che sceglie di vedere e mostrare ciò che i poteri cercano di nascondere. All’epoca, l’opera fu peraltro posta sotto sequestro dalla prefettura di Milano.
Più di cinquant’anni dopo, Jean-Jacques Lebel ci fa affrontare altre barbarie, quelle di Abu Ghraib, con la sua installazione Le Labyrinthe, scènes de l’occupation américaine à Bagdad. L’artista decide di mostrare tutto, su foto grande formato, che lo sguardo non può schivare.
Con la sua installazione Le regard des morts, Alain Fleischer torna sulla Prima Guerra Mondiale. Stampe rivelate non fissate di volti di soldati fluttuano in vasche, in una sala inondata da una luce rossa, sepolcrale. Questi ritratti allineati, ritagliati sugli occhi, fissano il visitatore. Paradosso: la fotografia salva i soldati dall’oblio, ma solo momentaneamente, perché questi ritratti sono condannati a degradarsi. Lo ammetto, è l’opera che mi ha toccata di più.
La mostra affronta anche la rappresentazione della sessualità, ancora tabù. Con il suo esilarante Théâtre pour la main, Danielle Schirman rende omaggio a Sade e ai libertini in un libro a sistemi la cui manipolazione è stata filmata. Una mano aziona delle linguette che svestono la società aristocratica e la rivelano in posizioni licenziose.
Attraverso Les Avatars de Vénus, Jean-Jacques Lebel ci invita a una passeggiata nel tempo e nella storia intorno a una domanda: esiste un denominatore comune in tutte le rappresentazioni della donna? Grazie alla tecnica del morphing, lo sguardo spazia con piacere dalla Venere della preistoria ai capolavori della pittura, senza dimenticare le immagini pornografiche.
Presentare l’irrappresentabile significa anche mostrare ciò che è destinato ad essere, oggetto fluttuante nel campo delle possibilità, come Les hommes dans les draps, di Alain Fleischer, ombre proiettate da lenzuola in movimento che rivelano volti stranamente sempre maschili.
Questa mostra, da cui il visitatore non esce indenne, affronta una delle sfide principali dell’arte: la responsabilità dell’artista, che sceglie cosa e come mostrare, e quella del visitatore, che non deve distogliere lo sguardo.
Mostra Présenter l’irreprésentable
29 novembre 2014 – 22 febbraio 2015
Hab Galerie, Hanger à Bananes
Nantes
Ingresso libero
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Fantasmagorie di David de Tscharner al Frac dei Pays de la Loire
L’artista svizzero ha raccolto piccoli oggetti, scarti del consumo, che ha inserito in lanterne magiche. Queste scatole li proiettano attraverso un obiettivo sulle pareti, modificandone la scala.
Il procedimento evoca oggetti di studio, organici, amebe scrutate sotto un microscopio. Come una caverna dell’antropocene, la sala immerge il visitatore in un mondo onirico e colorato. David de Tscharner riabilita questi scarti e restituisce loro un’anima, assumendosi così la missione di ogni artista: rivelare ciò che esiste, ma che a volte rimane invisibile.
Mostra Fantasmagorie
di David
de Tscharner
29 ottobre 2014 – 4 gennaio 2015 / ingresso libero
FRAC dei Pays de la Loire
44 470 Carquefou
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Celemania, 28° Workshop internazionali del Frac dei Pays de la Loire
Il Fondo regionale d’arte contemporanea dei Pays de la Loire ha ospitato quest’anno in residenza sei artisti messicani, i cui lavori sono presentati in questa mostra.
Sono rimasta colpita da Bricks II, di Jorge Satorre. L’artista ha chiesto alle persone a lui vicine cosa contasse di più per loro e ha così prodotto sculture in terracotta presentate su un tavolo, alla maniera di oggetti archeologici appena portati alla luce, una sorta di “alfabeto mentale” dei suoi cari.
Mostra Celemania, 28° Workshop internazionali del Frac
27 novembre 2014 – 1° febbraio 2015
Ingresso libero
FRAC dei Pays de la Loire
44 470 Carquefou
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Hans Op de Beeck a Chamarande
Il Domaine départemental de Chamarande ospita un centro artistico e culturale dotato di una programmazione all’avanguardia. Quest’inverno accoglie l’artista plastico belga Hans Op de Beeck e i suoi Personnages, sculture a grandezza naturale disposte nelle stanze del castello. Alcuni dei suoi Personnages si lasciano osservare, gli occhi socchiusi, come immersi in un momento di introspezione.
Il visitatore diventa anche voyeur, come di fronte a questa bella figura languida.
I cinque Personnages sono disposti su un piedistallo, richiamo alla scultura classica, ma indossano pantaloni e sono circondati da oggetti della nostra quotidianità contemporanea come telefoni cellulari e mozziconi di sigaretta. Il lavoro sul gesso grigio conferisce alla pelle un aspetto color pesca, molto realistico. Ricorda anche le figure di Pompei, fissate per l’eternità.
Figure anonime, i Personnages ci lasciano scrivere la loro storia.
Da notare: Il sito è gratuito, accessibile in RER a 200 metri, aperto 365 giorni l’anno e si annida all’interno del più grande giardino pubblico dell’Essonne (98 ettari).
Le attività culturali del Domaine de Chamarande sono numerose.
Ho notato:
– i Rendez-vous partagés: domenica 8 febbraio, incontro-dibattito con Hans Op de Beeck e un monaco buddista.
– le conferenze sull’arte contemporanea
– i Ateliers du mercredi per i bambini: ogni primo mercoledì del mese.
Personnages
Hans Op de Beeck
23 novembre 2014 – 29 marzo 2015
Castello di Chamarande
Mercoledì, giovedì e venerdì, 14h-17h/
Sabato, domenica e festivi, 13h-17h
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FASHION MIX al Musée de l’histoire de l’immigration
Il Palais Galliera, museo della Moda, e il Musée de l’histoire de l’immigration si sono uniti per una mostra straordinaria.
Il tema: L’apporto degli stilisti venuti da altrove all’alta moda e al prêt-à-porter francese.
La mostra espone un centinaio di pezzi iconici conservati essenzialmente al Palais Galliera, presentati in ordine cronologico.
Al volgere del XX secolo, Mario Fortuny, stilista spagnolo veneziano d’adozione, conduce varie sperimentazioni su tessuti stampati. Ed è a Parigi che occorre brevettare le sue invenzioni. Adoro il suo abito di velluto!
Elsa Schiaparelli, sarta italiana naturalizzata francese, scuote maliziosamente la moda degli anni ’30 e ’40. Vicina ai surrealisti, crea in particolare dei cappelli-scarpa.
La guerra civile spagnola del 1936 provoca l’arrivo di profughi spagnoli. Tra loro: Balenciaga.
Nel 1947, Catherine de Karolyi fugge dall’Ungheria comunista verso la Francia. Nel 1967 viene assunta dalla maison Hermès. È a lei che dobbiamo la famosa “fibbia H”.
Alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, avviene la rivoluzione con l’arrivo di stilisti giapponesi, in particolare Issey Miyake.
E sapevate che Kenzo ha disegnato la sua prima collezione con tessuti acquistati alla Halle Saint-Pierre, nel 18° arrondissement parigino?
Se Parigi resta una delle capitali della moda, è senza dubbio perché la Ville lumière è l’unica ad accogliere così tanti stilisti stranieri.
Il consiglio: l’ingresso è gratuito per i minori di 26 anni e per tutti la prima domenica del mese.
FASHION MIX al Musée de l’histoire de l’immigration
9 dicembre 2014 – 28 giugno 2015
Palais de la Porte dorée
prezzo: 6 €
293, avenue Daumesnil – 75012 Parigi
articolo scritto da Sandrine e Melle Bon Plan
























